International Vegetarian Union
IVU logo

34o Congresso Vegetariano Mondiale
Toronto, Canada, 10-16 Luglio 2000

IL CANONE ALIMENTARE DEI JAINISTI
Prof. P K Jain

RIASSUNTO

I Jainisti sono una piccola comunità religiosa dell’India, rigorosamente vegetariana (non vegan). Le testimonianze archeologiche indicano che questa religione era seguita, o meglio fiorì, tra i 5000 e gli 8000 anni fa tra i popoli della civiltà della vallata dell'Indo, che vivevano nell'area geografica corrispondente all’attuale Pakistan. All’interno del regime dietetico vegetariano sono persino specificate rigide regole alimentari che limitano l'uso di molti prodotti di origine vegetale. Ciò conferisce al vegetarismo un’esistenza di almeno 8000 anni e lo rende uno stile di vita dotato di buone basi scientifiche.

Riconoscendo le piante come una forma di vita, il Jainismo fornisce una definizione scientifica del vegetarismo, dei suoi limiti e della sua necessità per la sopravvivenza della razza umana. I Jainisti, in quanto comunità di persone sane, realizzate e per la maggior parte appartenenti a strati sociali medio-alti, sono un esempio vivente delsuccesso di un'alimentazione vegetariana senza evidenti deficienze nutrizionali. Questo documento cerca di considerare il canone alimentare dei Jainisti alla luce dei moderni concetti a proposito di vegetarismo e di preoccupazioni per l'ambiente.

1. PREAMBOLO

Il Jainismo è una delle antiche religioni dell'India. Il principio fondamentale degli insegnamenti del Jainismo è l'assoluta non-violenza di pensiero e di azione. La sincerità, il non rubare, l’attribuire a tutti uguali diritti senza distinzioni di casta, razza, genere, età e religione, la compassione e l’amore per tutti gli esseri viventi, il vegetarismo ecc. sono soltanto differenti manifestazioni del principio della non-violenza. I Jainisti proseguono la tradizione dei 24 Tirthankara, i Maestri Predicatori che hanno illuminato il percorso verso la Salvazione. L'ultimo e più recente Tirthankara è Lord Mahavira che è vissuto e ha predicato tra il 599 -ed il 527 a.C. Le testimonianze archeologiche dell'antichità del Jainismo risalgono a 5000 - 8000 anni fa, alle civiltà Mohan Jodaro e Harrapan della vallata dell'Indus. Questo rende il vegetarismo, la scelta centrale nella vita dei Jainisti, altrettanto antico, se non di più. Nel presente documento esaminiamo alcune regole alimentari consigliate dai Jainisti.

2. PERCHE' VEGETARIANI: LE PIANTE NON HANNO UNA VITA?

Tradizionalmente il vegetarismo è praticato da molte culture per ragioni di compassione, rispetto per la vita e non-violenza, e i Jainisti non fanno eccezione. Tuttavia la definizione e la comprensione della non-violenza da parte dei Jainisti sono molto più profonde rispetto alla concezione di altri gruppi in cui chi scrive si è imbattuto. Le ragioni di carattere salutistico per la scelta vegetariana sono un fenomeno relativamente moderno, emerso principalmente più o meno durante l'ultimo mezzo secolo, periodo in cui gli sviluppi della medicina moderna hanno stabilito delle correlazioni tra determinati disturbi e l'alimentazione non vegetariana. La domanda fondamentale che spesso viene posta ai vegetariani è "Se la non-violenza è la base del vegetarismo, perché mangiare cibi a base di piante?

Non hanno una vita anche le piante?". Da questo punto di vista, i Jainisti forse sono stati i primi a riconoscere che i vegetali sono una forma di vita, parecchio prima che questa concezione fosse affermata dalle scienze biologiche dei giorni nostri. I Jainisti riconoscono cinque sensi fisici, ossia il tatto, il gusto, l'odorato, la vista e l'udito, come i principali attributi degli esseri viventi. Tutte le forme di vita dell'universo sono quindi classificate secondo i sensi presenti nelle varie creature. Occorre precisare che i sensi non vanno confusi con altri attributi della vita, quali la respirazione, i sistemi circolatorio e nervoso, il cuore, il cervello ecc., che nel Jainismo sono trattati come argomenti separati. Le forme di vita inferiori sono quelle dotate di un solo senso, il tatto, come ad esempio i vegetali, mentre le forme di vita più elevate possiedono tutti i cinque sensi, come gli esseri umani, i mammiferi e la maggior parte del regno animale. Le forme di vita intermedie sono gli esseri viventi con due sensi (tatto e gusto, come i vermi terrestri), tre sensi (tatto, gusto e odorato, come i pidocchi) e quattro sensi (tatto, gusto, odorato e vista, come ad esempio le zanzare). I sensi appaiono nei vari esseri viventi seguendo strettamente l'ordine specificato, cioè il tatto è il più primitivo di tutti i sensi e l'udito è l'ultimo, presente al più avanzato stadio di sviluppo. Non si è a conoscenza dell'esistenza di nessun'altra combinazione di questi sensi. Di per sé questo può rappresentare il più notevole contributo degli antichi Jainisti alle moderne scienze della vita in relazione all'evoluzione degli esseri viventi.

Una simile classificazione di tutte le forme di vita e la consapevolezza che gli esseri umani devono mangiare per trarre il loro nutrimento e sopravvivere, conducono ad ammettere per il consumo umano esclusivamente forme di vita dotate di un senso solo, ossia i vegetali. Per conciliare il principio della non-violenza con un'alimentazione basata sui vegetali e per proteggere la vita vegetale il più possibile, esistono rigidi canoni alimentari per la vita di tutti i giorni. Essi includono il divieto di consumare certe verdure e certi frutti, restrizioni sull'approvvigionamento dei prodotti, sulla frequenza e sugli orari dell’alimentazione, il digiuno, le attività permesse, ecc. Questi canoni, con le loro interpretazioni praticabili, sono riportati di seguito.

3. RESTRIZIONI GENERALI SUGLI ALIMENTI DI ORIGINE VEGETALE

Come regola generale, sono proibiti i vegetali e i frutti che crescono sottoterra (le radici). E' piuttosto evidente che per procurarsi questi vegetali e questi frutti bisogna estrarre la pianta fin dalla radice, distruggendo così essa e tutti i microrganismi che la circondano. La frutta fresca e i vegetali dovrebbero essere raccolti solo quando sono maturi e pronti a cadere o, meglio ancora, quando sono già caduti dalla pianta. Nel caso essi siano colti dalle piante, ne dovrebbe essere prelevata e consumatasolamente la quantità necessaria, senza sprechi. Le granaglie, come il frumento, il riso, il mais e i fagioli, si ottengono quando le piante o i baccelli sono secchi e morti. E' proibito l'abbattimento degli alberi ancora vivi, sia per il legname che per qualsiasi altro uso. Questo è certamente un esempio brillante, proveniente dall’antichità, di quella “conservazione” alla quale la civiltà moderna sta ancora cercando di arrivare.

Un Jainista ortodosso digiuna due volte ogni quindici giorni, nell'ottavo e nel quattordicesimo giorno dei cicli della luna piena e della luna nuova del calendario lunare. Alcuni digiunano anche tre volte, includendo il quinto giorno dei due cicli lunari. Durante il digiuno vengono consumati solo cibi preparati con granaglie e non si mangiano frutta né verdure verdi.

Con riferimento ai frutti e ai vegetali estratti dalle radici, la maggior parte dei Jainisti moderni ha elaborato delle restrizioni autoimposte, non prescritte dalla religione. La maggioranza dei Jainisti, con l'eccezione dei tradizionalisti ortodossi, mangia gran parte dei vegetali che crescono sottoterra (come patate, carote, rape ecc.) per ragioni di comodità sociale (dopotutto questi cibi rientrano nel regime dell'alimentazione vegetariana). Anche all'interno di queste eccezioni, una larga percentuale non consuma cipolle e aglio; la ragione addotta è il loro forte odore e il fatto che sono ‘tamasici’, ossia cibo che induce ad azioni apatiche.

Secondo un detto comune, "siamo ciò che mangiamo". Ma i Jainisti si spingono molto oltre nella definizione del carattere degli individui. Dal loro punto di vista "siamo ciò che pensiamo", come ogni psicologo criminale e sociale potrà confermare. La violenza nel pensiero è altrettanto nociva allo sviluppo del carattere quanto la violenza nelle azioni. A questo riguardo di solito nelle famiglie Jainiste non si mangiano dolci e cioccolatini sagomati a forma di animali. Immaginate un bambino che vada in giro mangiando la "testa di un coniglio" o la "gamba di un uomo". Come saranno la sua psiche e la sua personalità? Se volete mangiare cioccolato fatelo e basta, perché collegarlo con un disgustoso pensiero di crudeltà verso gli animali e/o di cannibalismo? I Jainisti ortodossi non mangiano neppure cibo cotto o preparato acquistato nei negozi. Tutto il cibo dovrebbe essere preparato dentro casa nelle condizioni più igieniche.

4. RESTRIZIONI SPECIFICHE SULLA FRUTTA E SULLA VERDURA

Cinque frutti della famiglia dei fichi, nominati i Cinque Udambar nella letteratura Jainista, non sono consentiti. Le moderne scienze biologiche hanno constatato che questi frutti, prodotti dall’impollinazione dei fiori da parte delle vespe, sono abitati da specie di vespe specifiche a ciascuno di loro. Per esempio, l'intero ciclo vitale della vespa "Blastophaga grossorum" si completa all'interno del fico "Ficus carica". La vespa depone le sue uova nei fiori di galla e muore, le uova maturano all'interno del fico e generano maschi e femmine di vespe. I maschi senza ali fertilizzano le femmine e muoiono, e le femmine emergono dal fico per ricominciare il ciclo. In questo modo il fico contiene i resti delle uova e delle vespe morte (Vedi: The Earth, It's Wonders, It's Secrets: NATURE'S MASTERPIECES, Reader's Digest Publication, pp. 99, 1994).

I Jainisti rigorosamente ortodossi non mangiano nemmeno i frutti e le verdure con molti semi, come il brinjal (melanzana) e il guava. Spesso questi frutti e queste verdure risultano contenere vermi, anche se con l'uso di insetticidi in agricoltura ciò può non verificarsi. Ma cosa dicono i sostenitori del cibo sano e gli ambientalisti in merito all'uso di insetticidi e fertilizzanti chimici? Alcuni anni fa, chi scrive ha condotto di persona un esperimento controllato, anche se informale, per dimostrare ciò che segue:alcuni brinjal e guava estremamente puliti e lisci, senza tacche o difetti esteriori e senza segni esterni della possibile entrata di un verme, risultarono avere nugoli di vermi all'interno. Dalla discussione di questa constatazione con dei colleghi biologi all'università è emersa la spiegazione che certi insetti depongono nei fiori le loro uova, che vengono quindi sigillate dentro i frutti e le verdure e si sviluppano in vermi senza lasciare alcuna indicazione sulla superficie esterna. Ciò è in qualche modo simile al ciclo vitale della vespa nel fico. Ai giorni nostri, anche se la maggior parte dei Jainisti consuma questi frutti e queste verdure, essi vengono normalmente tagliati ed esaminati con attenzione prima della cottura, mentre il metodo più comune di cuocere il brinjal tra le altre comunità indiane è di arrostirlo intero finché si spacca con il vapore e poi di prepararlo per essere mangiato senza alcuna preoccupazione per i vermi all'interno e per i possibili effetti sulla propria salute.

I Jainisti ortodossi non consumano i cavolfiori e i broccoli che hanno superfici vellutate: i piccolissimi insetti volanti che vivono nelle fattorie rimangono attaccati alle superfici vellutate e non possono essere completamente rimossi nemmeno con un attento lavaggio.

I funghi non sono usati dalle famiglie Jainiste perché si dice crescano in condizioni poco igieniche e perché sono parassiti. Il miele, l'aceto, la melassa e il vino sono ovviamente tabù. I vegetali come l’artocarpo, che perdono un liquido a sembianza di sangue quando vengono tagliati e che, una volta preparati, assumono l'aspetto di carne cotta, non sono molto invitanti per la maggioranza dei Jainisti.

Il cavolo dovrebbe essere pelato strato per strato, ogni foglia pulita e lavata prima di tagliarla e cuocerla, perché ci possono essere insetti e vermi tra le foglie; al giorno d'oggi non sono in molti però a tagliare il cavolo in questa maniera. Anche le altre verdure a foglia, come gli spinaci ecc., dovrebbero essere ispezionate e pulite foglia per foglia per essere preparate per la cottura e il consumo.

5. RESTRIZIONI SUGLI ORARI E LIMITI DI TEMPO

Il cibo deve essere cucinato e mangiato solo durante le ore diurne. I Jainisti ortodossi non cucinano o consumano niente, nemmeno acqua, prima dell'alba o dopo il tramonto. Cuocere il cibo di notte porta all'uccisione di varie creature da parte del fuoco. In tempi antichi, quando non c'era un'adeguata illuminazione, poteva anche trattarsi di creature piuttosto grandi come uccelli, serpenti, roditori, scoiattoli, lucertole, che potevano nascondersi in mezzo alla legna o al carbone. Gli insetti che sono attratti dalla fiamma potevano cadere direttamente nel cibo. Oggi che si possono avere luci forti per cucinare di notte, vi è sempre una forte possibilità di uccidere gli insetti attratti dalla luce e che essi cadano dentro il cibo. Inoltre, quando si mangia di notte, molti insetti sono attratti dall'odore del cibo e potrebbero facilmente diventare una parte di esso. In un altro contesto, non è una pratica salutare andare a letto subito dopo pasti in tarda ora. Ha una certa importanza quindi mangiare prima del tramonto, ossia un paio d'ore prima di andare a dormire.

Tutto il cibo deve essere fresco e cucinato il giorno stesso. Il cibo cucinato durante il giorno dovrebbe essere mangiato il giorno stesso, mentre è proibito lasciare per il giorno dopo il cibo cucinato avanzato. Ci sono varie possibilità di spiegazione per questa regola, per esempio evitare lo spreco di cibo dato che nell’antichità non c'erano frigoriferi e, con mezzi di conservazione inadeguati, gli insetti possono strisciare nel cibo avanzato per il giorno dopo; la luce ultravioletta del sole agisce come protezione contro la crescita di batteri nel cibo, ma al freddo e al buio potrebbe esserci una rapida crescita di batteri o funghi, magari anche troppo piccoli per essere visibili all'occhio umano. Per la stessa ragione, la farina e le spezie dovrebbero essere macinate fresche e, come altri cibi, essere usate entro uno specifico termine, che dipende dalla stagione e dal prodotto. Ad esempio, le spezie macinate e le farine di granaglie hanno una validità di 3 giorni durante la stagione delle piogge, 5 giorni in estate e 7 giorni in inverno. Questa pratica assicura anche la freschezza, il sapore e il buon gusto di questi ingredienti. Come si poteva essere più scientifici nei tempi antichi, quando sappiamo che perfino nel mondo contemporaneo, dominato dalla scienza, tutti i prodotti commestibili sugli scaffali del supermercato, per quanto quasi sempre conservati chimicamente, sono contraddistinti da una data di scadenza?

6. ACQUA E LATTICINI

L'acqua deve essere filtrata attraverso tre strati di panno di cotone filato manualmente. Il panno di cotone bagnato si comporta come un tampone di cotone: l'acqua lo attraversa per il procedimento della tensione superficiale, e non filtra attraverso gli spazi tra le fibre del panno, come accadrebbe se si usasse un panno fatto di fibra sintetica o vegetale (le fibre sintetiche erano forse ignote, ma le fibre vegetali come la juta erano sicuramente note). Questo procedimento garantisce la filtrazione più efficace degli elementi contaminanti non solubili e in sospensione, e dei microrganismi, ma non impedisce il passaggio delle impurità disciolte. Tuttavia, questo tipo di contaminazione dell'acqua era quasi sconosciuto dato che non c'era scarico dei rifiuti nei fiumi o in altre acque, e l'uso degli insetticidi in agricoltura non esisteva. L'acqua, con la sua caratteristica di favorire la vita di tutti gli esseri viventi e la sua importanza in agricoltura, era guardata con rispetto. Anche con gli attuali problemi di approvvigionamento di acqua potabile pulita nella maggior parte dei paesi in via di sviluppo, filtrare l'acqua attraverso uno spesso panno di cotone rimane un mezzo pratico ed economico di depurazione dell'acqua da bere e per cucinare, laddove non siano disponibili altri mezzi, e viene praticato da molti Jainisti ancora oggi. Dopo aver filtrato l'acqua, il panno dovrebbe essere risciacquato in un fiume o in un pozzo per restituire ogni organismo vivente al suo habitat. Può esserci un miglior esempio di coesistenza dell'essere umano con l'ambiente, fino al livello dei microbi?

I Jainisti non sono vegani. L'uso di latticini è permesso purché siano ottenuti e preparati secondo le regole di seguito riportate. Prima di mungere una mucca, ai vitelli, se ve ne sono, dovrebbe essere permesso succhiare fino a circa un terzo della produzione attesa di latte. Il latte dovrebbe essere riscaldato entro 48 minuti dalla mungitura, portato a tre bollori e consumato entro 24 ore. Paragoniamo questo procedimento alla moderna pastorizzazione del latte a 65 gradi per 30 minuti. Lo yogurt non è ammesso, a meno che sia preparato quotidianamente fresco da latte bollito, usando la foglia di una particolare pianta e consumato entro 24 ore. E' proibito usare lo yogurt del giorno prima come attivatore per il procedimento. I formaggi e gli yogurt, come li conosciamo ai giorni nostri, anche se vegetariani, devono essere classificati come stantii, e quindi non commestibili.

7. RESTRIZIONI SULLE PROFESSIONI E SULLE OCCUPAZIONI

I Jainisti sono tradizionalmente una comunità di commercianti che si occupa di merci non-violente, come granaglie, abiti, gioielli, pietre preziose ecc. Il commercio di pelli, corna, ossa, avorio, seta e simili prodotti di origine animale è assolutamente vietato. Sebbene una certa violenza per motivi di lavoro sia ammessa come eccezione, come nell'agricoltura, o nella difesa della propria nazione e della propria comunità, ciò non significa che sia permesso aprire un negozio di macelleria o dirigere un macello. L'occupazione commerciale ha reso la comunità Jainista un gruppo benestante, con un tasso di alfabetismo del 100%, e in cui la maggior parte vive ben al di sopra del limite di povertà. Per via del loro stile di vita non-violento , fino a 50 anni fa i Jainisti raramente si dedicavano allo studio e alla pratica della medicina o si arruolavano nelle forze armate, anche se facevano parte dei ranghi più alti dei funzionari di stati e regni ed erano essi stessi figure di governo. Per gli stessi motivi i Jainisti non sono emigrati in massa in altre parti del mondo fino a circa 40 anni fa.

8. EPILOGO

Il concetto Jainista di vegetarismo è un principio totale di incondizionata compassione e rispetto per ogni forma di vita che abbraccia tutti i campi dell’esistenza. Il vegetarismo non si riferisce solo a cosa c'è nel piatto delle persone, ma è uno stile di vita olistico. Non sorprende quindi che uno studio comparativo delle religioni presentato a un congresso mondiale sull'ambiente tenuto in Gran Bretagna alcuni anni fa, abbia concluso che il Jainismo è la religione più rispettosa dell'ambiente. In tale occasione si giunse ad affermare che, se tutto il mondo potesse ragionare e vivere come i Jainisti, non ci sarebbero problemi ambientali ed estinzioni di specie. Ai giorni nostri la globalizzazione ha ridotto il mondo alla dimensione di un villaggio. I Jainisti hanno intrapreso tutte le professioni, inclusa la medicina, sono emigrati in quantità in terre straniere e si sono stabiliti come membri affermati delle comunità delle quali fanno parte. Un simile cambio può avere causato un certo degrado dei tradizionali valori Jainisti in India e all'estero, tuttavia il vegetarismo rimane tuttora un caposaldo per la maggior parte di loro e solo il tempo potrà dire verso quale direzione questi cambiamenti guideranno la comunità.


SULL'AUTORE

Il Prof. Pushpendra K. Jain (noto ai più come PK) è il Presidente fondatore della Vegetarian Society of Botswana (VSB), sorta nel 1995. E' anche Coordinatore Regionale per l'Africa nel Consiglio dell' IVU fin dal 1997. La VSB, pur essendo un’associazione giovane e di dimensioni ridotte, è riuscita a rimanere in attività. PK ha contribuito saltuariamente alle Newsletter IVU e al Congresso Mondiale in Thailandia del 1999.

Nato da una famiglia religiosa Jainista del Saharanpur (India) nel 1946, PK è vegetariano dalla nascita. Ha studiato in India e negli USA, ha conseguito il Dottorato di Ricerca in Fisica all'Università del Connecticut. Oggi è fisico e ricercatore accademico e lavora all'Università del Botswana dal 1987. Ha lavorato anche in India, USA e Zambia.

PK è sposato dal 1978 con Priti, laureata in Legge e specializzata con un Master in Scienza Bibliotecaria e Tecnologia dell'Informazione, che lavora alla Biblioteca del Botswana College of Agriculture. Hanno due figlie, Gauri (1981) e Shilpi (1987), e un figlio, Shitesh (1989). PK è membro di molte Associazioni Professionali, del Lions Club e di Mensa International (UK).

e Laura Boselli laurbose@tin.it
Traduzione italiana di Andrea Argenton