International Vegetarian Union
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Sesto Congresso Vegetariano Europeo
Bussolengo, Italia, 21-26 Settembre 1997
Mangiar Bene è Mangiare Vegetariano

Maxwell G. Lee
Segretario Generale dell’IVU dal 1979 al 1996 e ora Presidente delegato dell’IVU

Sono molto lieto di essere qui con voi questo pomeriggio. Parlerò di come - lo dico in italiano - “Mangiare bene, significa mangiare vegetariano”. Il precedente oratore ha esordito dicendo che dovremmo difendere la nostra dieta, mentre due anni fa un altro conferenziere sostenne la necessità di assumere degli integratori alimentari. In Gran Bretagna sono trascorsi ben 150 anni di vegetarismo e non ci stiamo più difendendo, bensì stiamo attaccando. Chi deve difendersi oggi è l’industria della carne non i vegetariani che sono dediti a una dieta bilanciata.

Parlerò innanzitutto dei problemi legati all’assunzione di prodotti carnei e infine delle relazioni tecniche pubblicate recentemente nel Regno Unito sulla dieta e sulla relativa salute. Molti si chiedono come possa essere considerata bilanciata una dieta che bandisca i prodotti animali. Debbo confessare che quando diventai vegetariano ero un ragazzo e quindi lo feci anche perché amavo mangiare tutto ciò che figurava come proibito e non sapevo granché dei problemi di dieta e di salute. Sono sopravvissuto, ne ho goduto e mi sento in ottima forma; il regno vegetale, infatti, fornisce tutti i minerali, le vitamine, le proteine, i carboidrati e i grassi necessari. Presso le Nazioni sottosviluppate le malattie legate all’alimentazione sono oggetto di notizia, molto di più di quanto non avvenga nei Paesi sviluppati; nel primo caso siamo di fronte a carenza di alimentazione, nel secondo a un eccesso.

Oggi le raccomandazioni su cosa è richiesto per un buono stato di salute e cioè frutta, vegetali freschi, cereali, pochi grassi saturi, poco zucchero e sale, tutto ciò porta la gente verso la dieta vegetariana. Se anche questo tipo di dieta dovesse presentare dei problemi, questi sono essenzialmente dovuti al fatto che alcuni vegetariani non mangiano in modo bilanciato. Anni fa negli Stati Uniti si fece molto baccano intorno al caso di alcuni bambini vegetariani che non si trovavano in buono stato di salute. Risultò che la causa era appunto una dieta sbilanciata. In particolare non venivano forniti loro alcuni nutrienti indispensabili e ciò provocava in loro gli stessi malanni dei mangiatori di carne: ipertensione, attacchi di cuore, obesità, alcuni tipi di cancro, diabete, disordini digestivi, intossicazioni da cibo, ecc. Vere e proprie epidemie si sono invece verificate in relazione alla regolare assunzione di cibi carnei, pesce, ecc. In Scozia, un anno fa, 20 persone sono morte dopo aver consumato cibo carneo presso un certo rivenditore che poi fu processato.

Le conclusioni cui si può giungere dopo aver appreso tutto ciò sono tutte a favore dei vegetariani che quindi non hanno alcun bisogno di difendersi poiché, dai rapporti ufficiali esistenti in materia, si rileva una riduzione della mortalità nella misura del 50% e così pure dei disturbi cardiovascolari, grazie a questo tipo di alimentazione. Uno studio del 1993 ha messo in risalto che “più a lungo si osserva la dieta vegetariana, minore è il rischio di contrarre malattie”. Essendo vegetariano dall’età di 12 anni, fui molto felice di leggere ciò. Fra i successivi studi portati a termine, permettetemi di fare cenno a quello proveniente dalla Chiesa Avventista del Settimo Giorno, di cui molti seguaci sono vegetariani; un accurato studio, coinvolgente uomini di età compresa fra i 45 e i 64 anni, mise infatti in luce che i mangiatori di carne presentavano un rischio 3 volte maggiore di morire a seguito di un attacco di cuore rispetto a coloro che ne facevano a meno. In Gran Bretagna circa il 25% delle morti premature sono dovute al cancro, sia ai polmoni che alla mammella, al colon-retto e alla prostata. I vari componenti della dieta vegetariana inibiscono la genesi del cancro del colon; infatti gli antiossidanti quali il betacarotene e le vitamine C ed E proteggono il corpo contro l’azione delle molecole reattive, i cosiddetti radicali liberi. Quanto ho appena detto fa è valido anche per l’ipertensione, per il diabete, per i calcoli biliari, ecc. Perché mai dovremmo, quindi, difenderci? È l’industria che deve farlo, dato che spende enormi somme di denaro per convincere la gente a mangiare carne e a fumare sigarette, quando sappiamo che le due cose sono dannose per la salute umana.

In Gran Bretagna ci giungono studi favorevoli alla dieta vegetariana condotti dal COMAF (Commissione per lo Studio degli Aspetti Medici legati al Cibo) e dal Fondo per la Ricerca sul Cancro, che affermano che l’instaurarsi di vari tipi di cancro è legato in massima parte a una dieta sbagliata. In particolare, il COMAF, nella sua relazione finale, illustrerà i vantaggi della “dieta mediterranea”, ben nota agli italiani e agli spagnoli. In detta dieta, i piatti a base di carne vengono sostituiti con altrettanti ricchi di vegetali, fibre, pesce e frutta fresca. Purtroppo il rapporto precisa che nel caso si mangi della carne, non bisogna eccedere i 140 gr. giornalieri. Perfino il Fondo Imperiale per la Ricerca sul Cancro, che molti non sostengono in quanto impegnato negli esperimenti sugli animali, conclude in un rapporto che “ è stata dimostrata la validità della frutta e dei vegetali nella protezione contro una grande varietà di tumori”. Altrettanto non viene invece affermato a favore degli integratori, ritenuti ininfluenti contro dette patologie. Le cose stanno muovendo velocemente nella nostra direzione. Ogni volta che i governi e non solo quello britannico aderiscono alle nostre proposte, facciamo dei progressi. L’industria delle carni è sulla difensiva e va dicendo che non è indispensabile mangiare carne tre volte al giorno, ma se viene assunta una volta al dì non fa male. Ciò che vogliamo da loro è che rinuncino anche a quell’unica volta al giorno.

A questo punto vorrei citare un evento per il quale la Gran Bretagna è divenuta purtroppo fonte di vergogna verso il resto del mondo: alludo alla Encefalopatia Spungiforme Bovina (BSE). Mai fu commessa una tale stupidità, quella di alimentare il bestiame con cervelli di pecore, mentre si sapeva che le pecore avevano sofferto di simile malattia, chiamata Scrapie, da tanti secoli fa; più precisamente, gli inglesi cossero concimi di galline e cereali (meravigliosa combinazione!), bollirono il tutto e lo dettero al bestiame. Il premio è stato il verificarsi della BSE e purtroppo la corrispondente CJD (Creutzfeldt Jacob Disease) per gli esseri umani, un modo davvero terribile per morire. Si comincia infatti, come per gli animali colpiti, con la perdita del controllo degli arti e dei processi mentali in quanto il cervello non funziona più correttamente, il sistema nervoso crolla e in breve tempo sopravviene la morte. I colpevoli rispondono di aver ucciso gli animali malati di BSE, ma subito si è creato un altro problema, quello della distruzione dei corpi degli animali uccisi; alcuni cadaveri sono stati tenuti nei refrigeratori in attesa di essere bruciati. Liberarsi di un così grande numero di capi di bestiame più vecchi è un problema enorme e questo è quanto viene riferito alla Comunità Europea per accontentare e acquietare gli animi; da non sottovalutare il costo di questa operazione: miliardi di sterline. Purtroppo gli esperti avvertono sin da ora che quanto si sta facendo non risolve il problema della BSE poiché fra 20 anni o più tornerà a manifestarsi. Attualmente abbiamo una giovane vegetariana di circa 20 anni che sta morendo a causa della BSE e si ritiene che l’abbia contratta bevendo del latte contaminato. Era una vegetariana da molto tempo.

Tutto ciò suona come un ulteriore attacco all’industria della carne, perché dimostra come il latte sia una possibile causa della BSE/CJD, tanto è vero che il consumo di carni rosse è andato diminuendo da quando si è appresa la pericolosità della patologia cui si fa cenno. Sarebbe errato considerare quanto sopra solo un problema inglese, in quanto in altre nazioni, anche se in misura minore, esiste ugualmente il problema. Sono sicuro che gli allevatori europei che dovessero avere un animale che dà precisi segni della malattia, si precipiterebbero a farlo abbattere per liberarsi del problema prima che l’animale venisse a perdere il suo valore commerciale. Così facendo, però, si ricrea la catena del cibo contaminato. Il problema di fondo, quindi, resta e questo non è solo il mio parere, ma anche quello di illustri esperti della materia. Sia la BSE che la CJD non sono gli unici pericoli esistenti, bensì i problemi di salute insorgono ogniqualvolta utilizziamo gli animali come nostro cibo e li alimentiamo con una dieta errata Tutte queste considerazioni ci portano a concludere che “se vogliamo vivere in buona salute, sarà meglio per noi vivere da vegetariani”.

Martedì prossimo si terrà una conferenza a Londra, dove verranno mostrati i rapporti redatti dal Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro e dal Comaf; si tratta di un evento significativo in quanto cade in occasione del 150° anniversario (30 settembre a Ramsgate, nel Kent) della costituzione della Società Vegetariana in Gran Bretagna. Si tratta del rapporto più in favore del vegetarianismo che io abbia mai letto da una fonte governativa. Anche gli Stati Uniti stanno stilando simili relazioni, ma in esse non si legge la stessa determinazione contenuta nei nostri rapporti. Anche in considerazione della autorevole esistenza di detti documenti, io vi dico di non difendervi come vegetariani, ma di attaccare chi continua a mangiare carne. In realtà esistono ancora alcune flebili argomentazioni a sostegno del fatto che sia salutare mangiare carne. Alcuni esperti che affermano ciò risultano essere al servizio delle industrie della carne. La dieta vegetariana è la dieta del futuro e auguriamoci che questo futuro non sia troppo lontano. Permettetemi di terminare allo stesso modo di come ho esordito e cioè affermando che “mangiar bene significa mangiare vegetariano” e sono sicuro che sarete d’accordo sul fatto che non esiste una espressione più veritiera.

- i testi e le traduzioni sono stati forniti dall'Associazione Vegetariana Italiana (AVI)