International Vegetarian Union
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Sesto Congresso Vegetariano Europeo
Bussolengo, Italia, 21-26 Settembre 1997
Etica, Cristianesimo e Vegetarismo

Luciano Valle
Direttore dell’Istituto Gregory Bateson

Tratterò questo tema dal punto di vista della ecosofia, ossia di quel movimento culturale che sta attuando, alla fine di questo secolo, il passaggio verso quello che il filosofo norvegese, fondatore della ecosofia, definisce “ dare del tu a tutto ciò che ci circonda “. Quindi sarà una conversazione filosofica che viene dall’ecosofia, in cui sono presenti spunti di riflessione presi dal cristianesimo, ma rivisitato in modo critico.

Il cristianesimo è stato accusato (per es. Shopenhauer, Nietzche) di antropocentrismo, di colonizzazione della natura, di essere il principale responsabile dell’atteggiamento di dominio e distruzione dell’uomo nei confronti della natura e quindi di tutte le forme di vita, tra cui quella animale.

Riflettiamo su quanto sta avvenendo negli ultimi 20 anni a livello mondiale. Se il cristianesimo come realtà storica, come cristianità può essere imputato di questi elementi negativi, guardando però attentamente il dibattito e la riflessione teologico-filosofica di questi ultimi 20 anni, vediamo che sta avvenendo un cambiamento, dobbiamo saper leggere e interpretare i segnali di una “rivoluzione copernicana” all’interno dei concetti filosofici-teologici dell’ordine del Magistero della Chiesa, e non solo quella Cattolica.

Mi riferisco per esempio a Multmann in Germania, Panicar in Spagna e Italia, alle encicliche e ai discorsi di Giovanni Paolo II, che ha riconosciuto dopo duemila anni - a parte S.Francesco e pochi altri momenti - la dignità degli animali (discorso del 1990 “Pace con il Creato e con il Creatore” in cui dice che “anche gli animali hanno un’anima”).

Oggi siamo arrivati a chiedere scusa al dominio esercitato nei confronti degli animali in senso antropocentrico (Parlamento delle Religioni, tenutosi a Nuova Delhi nel 1992) e ci stiamo aprendo a un rapporto di fraternità verso il mondo che ci circonda, compreso quello animale.

Questo è molto importante, perché significa che siamo arrivati a un momento in cui ci troviamo a dover fare i conti con una vera e propria revisione dei cardini fondamentali di tutta la struttura filosofico-ideologica occidentale di questi ultimi duemila anni.

San Gerolamo, vegetariano, figura molto significativa nella storia della Chiesa Cattolica per i primi 4 secoli, diceva che la mancanza di comprensione della Chiesa primitiva della reale figura di Cristo (è quindi impossibile per Gerolamo che Cristo non fosse vegetariano) deriva dalla chiusura dei cuori (Lettera a Joviniano), quindi da una crisi dell’ordine dell’epistemi, delle “saggezze”.

Ebbene, oggi siamo di fronte a questa revisione, siamo in grado di capire molto di più di quanto la cultura ebraica di quel tempo avesse capito su argomenti quali il logos che si fa carne, del ruolo di questa economia della creazione, del ruolo della testimonianza del Dio fatto uomo e del ruolo dell’etica lasciata da questa testimonianza. Sono convinto che ci troviamo davanti a un evento straordinario, poiché ora possiamo comprendere molto più profondamente di quanto fosse stata in grado di fare la cultura allora dominante, che era una cultura stoica e quindi antropocentrica.

Nella revisione di queste grandi categorie riscopriamo il concetto di mondo. Nella grande teologia della creazione ebraica post-Mosè e quindi del 2° patto (Salmo 144, Osea, Isaia) è chiaro come l’uomo non sia signore e dominatore della natura, ma ospite di un mondo in cui deve vivere un rapporto di relazioni fraterne e nel nuovo patto di alleanza. In questo contesto il mondo è “oikos”, termine greco che, nella sua forma più metaforica, significa “dimora”, non come casa fisica ma come luogo di atmosfera, di storia, di ricchezza spirituale dove abitare: è un mondo tenuto in essere dalla sapienza e dalla tenerezza di Dio. Tutto ciò i cristiani l’hanno dimenticato, e questa è forse la più grande lacuna della modernità: la mancata analisi di questo ruolo cristologico e del ruolo dello Spirito Santo pneumatologico, hanno dimenticato che il mondo fa parte del dinamismo d’amore della creazione e nella concezione trinitaria il mondo è espressione del rapporto dialettico della comunicazione d’amore e di sapienza e di saggezza tra Padre, Figlio e Spirito Santo. Il mondo in tutte le sue forme di vita (in cui i vegetali, gli animali e gli umani sono la forma più appariscente e riconoscibile) è quindi espressione di un atto di amore. (“...Per mezzo di Lui tutte le cose sono state create”. Concilio di Nicea). La Creatio Originalis della Genesi per i cristiani è la prima creazione che vede il concorso delle Tre Persone, è una creazione delle relazioni, dialettica.

Inoltre, sul piano teologico la stessa incarnazione avvicina ancora di più Dio al mondo: il mondo come creatura di Dio, e l’incarnazione come rapporto più intimo, solidarietà più stretta fra Dio e l’uomo ma anche fra Dio e le fibre della materia (atomi, molecole, prime forme di vita fino alle più alte). I Francescani hanno pensato per tutto il Medioevo che l’incarnazione fa parte del disegno divino, del logos di Dio nell’organizzazione, nell’ordine del mondo. E anche la Resurrezione è da leggersi in questo contesto: tutto nel mondo partecipa alla gloria della creazione e della ricreazione. Ecco perché oggi si parla di nuova creazione legata all’evento Cristo. L’incarnazione, la crocifissione e la resurrezione inaugurano una nuova tappa del rapporto tra Dio e mondo, tappa in cui prevale il “pneuma”. Nel grande delinearsi dell’antropologia e dello statuto dell’uomo, del “chi siamo”, di qual è il nostro ruolo nel mondo, il primato sta allo “pneuma”; significa l’uomo non più carnale, l’uomo che si apre a un rapporto di ascolto, di relazione nei confronti di ciò che lo circonda. La stessa vita di Cristo oggi viene riletta in questo contesto. I segnali, i simboli che vi si leggono non sono casuali, ma sono precise scelte di civiltà, tipiche del mondo degli Esseni, che ha condizionato il nascente messaggio cristiano da un lato mentre lo stoicismo lo condizionava dall’altro. Il Dio si rivela ai piccoli, nelle piccole cose, che i grandi non sanno leggere: questa è la grande sovversione dell’etica a cui si è chiamati.

Vediamo per esempio “L’Ultima Cena”, che si svolge in un ambito rigorosamente vegetariano (la sala è degli Esseni -setta ebraica vegetariana- e gli elementi sono pane e vino). Si insegna che il rapporto con il sacro può passare oltre il sacrificio che le culture del Mediterraneo conoscevano. Gesù con questa cena prepara l’uscita dalla violenza del mondo. René Gerard, grande antropologo francese, nei suoi scritti sul sacro e sulla violenza, afferma:
“Bisognava che il Dio fatto uomo assumesse su di sé la violenza del mondo affinché da quel momento la violenza uscisse dal mondo” (il sacrificio dell’agnello innocente perché non ci fosse più nessun agnello che dovesse soffrire), per il prepotere del genere umano, dell’antropocentrismo, dell’uomo che aveva inteso “fatto a immagine e somiglianza di Dio” non in senso pneumatologico o agapico, non nel senso dello spirito dell’amore, ma nel senso del possesso. Il cattolico Cartesio all’inizio della modernità seguirà questo programma. L’Umanesimo moderno dichiarerà l’uomo padrone e possessore della natura. Questa è la responsabilità della cristianità storica.

Passo ora alla seconda fase della mia riflessione. Il pensiero ecosofico può incontrare la testimonianza cristiana. Come? Al primo punto della riflessione ecosofica c’è la necessità di una rivoluzione nell’ordine dell’epistemi, di una nuova epistemologia. Barbara Mac Clinton, premio Nobel nella genetica del mais, considera le pianticelle di mais come “vive”, capaci di gioire e soffrire; ci invita a vedere le cose con un diverso atteggiamento. San Francesco aveva una grande capacità di guardare dentro le cose, con lo stupore di un bambino, quello che Nietzche chiamava la “filosofia del mattino”. Questo modo di porsi vale anche per l’ordine dell’epistemologia, non soltanto per l’ordine dell’etica: è un modo di affrontare la realtà sul piano della conoscenza. È la “ragione come cuore” di Pascal, una ragione in cui gli elementi dell’intuizione (Einstein), delle empatie hanno un ruolo fondamentale. Questo rappresenta una rivoluzione nell’ordine dell’ontologia, ovvero della considerazione di ciò che è. Dobbiamo capire che tutto ciò che ci circonda ha dignità, gli animali ma anche le cose (Rilke), dobbiamo mostrare apertura al mistero delle cose che ci circondano e alla complessità del modo di esprimersi di ciò che ci circonda. Non possiamo solo limitarci ad amare gli animali in senso paternalistico (comunque antropocentrico), ma dobbiamo riconoscere la loro dignità di essere, la loro ricchezza di linguaggio che non comprendiamo. Il senso del messaggio, che anche Gesù dà, è quello di un uomo che si scioglie nelle relazioni (anche con le “piccole creature”), che si apre ad ascoltare il linguaggio del mondo, che diventa portatore di un messaggio di spiritualità e d’amore alla complessità del mondo.

- i testi e le traduzioni sono stati forniti dall'Associazione Vegetariana Italiana (AVI)