International Vegetarian Union
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Sesto Congresso Vegetariano Europeo
Bussolengo, Italia, 21-26 Settembre 1997
La scelta filo-vegetariana per il consumatore

Federico Ceratti
Membro della Presidenza A.C.U. e vice-presidente F.I.A.O.

Prima di iniziare vorrei ringraziare tutti i presenti per aver partecipato, gli organizzatori di averci invitato a questo congresso e fare alcune precisazioni riguardo a una domanda che è stata posta oggi al rappresentante di Greenpeace, sulla manipolazione genetica delle sementi.

La domanda era relativa alle garanzie e alle tutele che possono avere i consumatori di prodotti biologici in relazione alla provenienza delle sementi e delle piantine, ossia se i prodotti naturali organici (in Italia li definiamo “biologici”) possono essere inquinati dalla presenza di prodotti transgenici. Oggi si utilizzano sementi e piantine che sono di provenienza assolutamente naturale e non possono essere manipolate geneticamente, per obbligo di legge, cioè del regolamento europeo e dei suoi allegati che normano l’agricoltura organica biologica.

Io sono anche vice-presidente della Federazione Italiana Agricoltura Organica (F.I.A.O.), che raggruppa l’80% dell’agricoltura biologica in Italia, è l’unica federazione esistente ed è l’interfaccia del Ministero. Come F.I.A.O. noi ci siamo già pronunciati su questi temi e tutti gli organismi di controllo fanno parte della F.I.A.O. Dobbiamo porre in rilievo, oltre alla transgenetica, un altro argomento, non di vegetarismo, ma a noi caro: il problema dell’ecosostenibilità del pianeta, che per noi significa anche ecosostenibilità fra i popoli.

Siamo apertamente contro le operazioni di ingegneria biogenetica, come siamo stati contro gli ibridi di tutte le più importanti piante da coltivazione per l’alimentazione umana e animale, per ragioni di tipo economico e di chimico-colonialismo (o bio-colonialismo, o agro-colonialismo, che dir si voglia). Le sementi ibridate, o manipolate geneticamente, hanno un chiaro kit, che consiste in fertilizzante, semente e diserbante connesso. Sono tre componenti molto costose, che mal si adattano alle tasche del terzo Mondo e dei suoi agricoltori. Per ricollegarsi ancora col tema portato da Greenpeace, esiste una rete di boicottaggio in Italia (quella della Nestlè) che ha già discusso l’eventualità di un boicottaggio dei prodotti manipolati geneticamente. Ma è molto difficile mettere a punto un boicottaggio per poterlo fare funzionare. Il problema chiave è sempre quello della coscienza del consumatore, cioè: determinando una chiara presa di posizione da parte del consumatore finale, si determinano oggi le variazioni di un mercato. Ovviamente, variando il mercato, varia di conseguenza tutta una serie di strumenti a esso connessi, che sono la filiera del prodotto.

La nostra scelta non è di tipo etico (scelta, questa, che deve essere individuale), noi ci poniamo il problema della tutela del consumatore e il consumatore vegetariano deve essere tutelato come ogni altro tipo di consumatore, è un suo diritto civile. La nostra associazione entra nel merito del consumo e delle modalità di produzione, ed è per questo che siamo schierati costantemente su tutte le versioni eco-compatibili dei prodotti e delle tecnologie. Noi non riuniamo i vegetariani (questo spetta all’Associazione Vegetariana) ma tutti i consumatori, che da noi vengono tutelati in ogni campo. Perciò la nostra associazione può semmai essere filo-vegetariana, ma non vegetariana. Il discorso è relativo a un problema di ecosostenibilità, cioè di futuro del pianeta. Ormai il pianeta non ha la terra sufficiente per sostenere un consumo di proteine come quello che che fa il Primo Mondo (il 15-20% del totale del pianeta consuma l’80-85% di tutte le sue risorse). In un video della Vegetarian Society UK viene fornito un dato molto corretto: nel Regno Unito l’85% delle terre coltivabili viene utilizzato per alimentare animali, ossia col rimanente 15% si sfama la popolazione dal punto di vista vegetale. Non è certo questo un modello esportabile su tutto il pianeta.

Ciò che apprezzo in questo Congresso è la sua capacità di andare oltre il discorso strettamente vegetariano. È un po’ la stessa cosa capitata a noi del biologico quando abbiamo dovuto parlare di regolamento degli allevamenti. Abbiamo ragionato a lungo su questo, discutendo se era il caso o meno di partecipare al dibattito, finché abbiamo deciso che ne valeva la pena, perché qualunque miglioramento e qualunque riduzione dell’utilizzazione delle carni è risparmiare il dolore animale, qualunque riduzione delle proteine è risparmiare la fatica animale; non dobbiamo fermarci al fatto che l’animale viene soppresso per nutrire l’uomo, ma dobbiamo renderci conto che l’animale viene trasformato in una vera e propria macchina da produzione industriale con delle aberrazioni spaventose e la sua vita, oltretutto breve, viene ridotta a schiavitù.

A questo punto il discorso va affrontato correttamente, abbiamo gli strumenti scientifici per dare informazioni all’esterno, quindi con questo Congresso possiamo dare indicazioni al mondo esterno al vegetarianesimo, e in maniera seria, e quindi assumerci un ruolo politico di indicazione a tutta la popolazione; questo rappresenta un’innovazione importante, è questo il forte cambiamento che io sento nell’aria, è il futuro del pianeta. Noi quindi invitiamo tutti ad ascoltare con estrema attenzione il mondo vegetariano perché traccia una strada fondamentale di equilibrio del pianeta, perché se non determiniamo un cambiamento nei consumi finali, noi non determiniamo un cambiamento in tutta la filiera, e se non cambia la filiera continueremo ad abbattere le foreste per far mangiare i bovini due anni (come accade in Brasile) e distruggeremo il mondo per allevare carne.

Questo discorso va oltre rispetto al semplice discorso “carne”, deve essere esteso alle proteine. I L.A.R.N. (livelli di assunzione raccomandata dei nutrienti), che non sono prodotti dai vegetariani né dagli ambientalisti né dai consumatori, bensì dalle organizzazioni mondiali della sanità, sono chiarissimi: si sono avvicinati moltissimo alle tesi sheltoniane(ai 19 grammi), siamo ai 27: il 30% sopra il minimo considerato vitale. Lavorando sul discorso proteine lavoriamo in maniera importante sulla riduzione della sofferenza animale in un senso completo. L’iperproteinizzazione del pianeta è un danno economico, oltre che un danno alla salute dell’uomo, e un segno di inciviltà. Noi, come Primo Mondo, dobbiamo condizionare i nostri consumi in una linea di sobrietà del consumo, per l’equilibrio del pianeta. Questo riguarda tutti i consumatori, non solo vegetariani, e tutte le proteine, anche quelle vegetali. Non dobbiamo pensare di dover sostituire le proteine (per esempio quelle della carne con i legumi, e quindi incrementare le coltivazioni di questi), perché il problema è l’equilibrio delle proteine nella dieta quotidiana, non la sostituzione. Questo è l’elemento fondamentale da studiare ed è l’elemento con cui si vince, e si hanno in mano già gli strumenti scientifici e giuridici per vincerlo.

In questo Congresso emerge come il discorso vegetariano diventa anche un discorso di stili di vita: i problemi che si pongono riguardano una armonia globale della vita, quindi entrano in discussione temi come ad esempio materiali dei tessuti, tinture inquinanti: bisogna cercare, oltre che vegetariani, di essere naturisti. Quindi invito le associazioni partecipanti al congresso a correlarsi con l’Associazione Consumatori, che è presente con varie organizzazioni in molti paesi nel mondo. È all’interno di queste organizzazioni che cerchiamo partner per costituire la rete mondiale di boicottaggio dei prodotti geneticamente modificati, perché il boicottaggio è l’unico modo per ottenere successo. D’altra parte dobbiamo anche riflettere su battaglie comuni, che possono partire da una semplicissima base che è quella del diritto civile. Almeno per garantire i diritti civili di una minoranza, quando oltretutto non aumentano i costi di uno stato ma spesso li diminuiscono (es. mense scolastiche), credo che si possa ottenere l’attenzione delle Unioni dei Consumatori, che in alcuni paesi sono molto forti e quindi possono dare degli appoggi molto seri al movimento vegetariano.

- i testi e le traduzioni sono stati forniti dall'Associazione Vegetariana Italiana (AVI)