International Vegetarian Union
IVU logo

Sesto Congresso Vegetariano Europeo
Bussolengo, Italia, 21-26 Settembre 1997
Verso un Futuro Vegetariano

Riccardo Trespidi
Medico omeopata, membro del Comitato Scientifico A.V.I. Nel 1994 membro del consiglio IVU e rappresentante dell'IVU alla FAO alla prima conferenza internazionale sulla nutrizione

Ringrazio tutti coloro che hanno organizzato questo Congresso, tutti i partecipanti e in particolare ringrazio per il sangue donatomi, che mi permetterà di fare uno studio molto interessante, l’eterogeneità delle persone (da tutto il mondo e di diverse età) che hanno partecipato a questo test non credo si sia mai potuta ottenere prima.

Spiego il lavoro che sto facendo con la Facoltà di Medicina, per una migliore nutrizione. Io credo che la scelta vegetariana sia una scelta etica. Chi fa una scelta dietetica ambientalista o ecologista, o ha ragioni biologiche o nutrizionali, a volte mangia qualche pezzetto di carne. Al Congresso dei Medici Nutrizionisti abbiamo confrontato soggetti vegetariani con chi segue una dieta mediterranea (che prevede la sporadica assimilazione di prodotti animali). Si è riscontrato che chi segue una dieta latto-ovo-vegetariana ha dei difetti in più, dal punto di vista nutrizionale, di chi segue la dieta mediterranea. Quella che si avvicina maggiormente alla dieta ideale è la dieta vegan. Oggi, in questo congresso, sono presenti persone che seguono una dieta crudista o addirittura qualche fruttariano; per i miei colleghi queste persone dovrebbero essere morte da anni: evidentemente si sbagliano. Nel corso dei nostri studi abbiamo confrontato due gruppi di bambini, uno vegetariano e uno onnivoro: non c’erano differenze nello sviluppo corporale, ma la massa percentuale dei grassi era nettamente inferiore nei vegetariani. Non c’erano differenze di ferro assimilato. Come conclusione al Congresso dei Medici Nutrizionisti è stata tratteggiata una piramide come rappresentazione dei cibi essenziali. Alla base ci sono i cereali, al secondo piano la frutta e le verdure, al terzo i semi e le noci. Poi è stata tracciata una linea ed è stato posto un elenco di cibi opzionali. Questo è molto importante perché non sono i vegetariani a sostenere questa tesi, ma dei medici nutrizionisti, e quindi la tesi acquista tutto un altro valore.

Vorrei raccontarvi l’episodio di Red Ronnie. È un presentatore italiano di una TV nazionale e una delle persone più all’avanguardia per certi aspetti nel mondo della televisione in Italia, con una base culturale importante. Conduce da anni una trasmissione settimanale chiamata “Roxy Bar” che raccoglie insieme ai grandi big del mondo della musica anche argomenti molto seri. Ha invitato alla sua trasmissione personaggi come un rappresentante del Dalai Lama. Spazia sugli argomenti più svariati di attualità, tra cui il vegetarismo. Cerquetti l’ha conosciuto otto anni fa, quando non era ancora vegetariano, e seguiva un gruppo di medici non vegetariani in Emilia Romagna. Dopo il contatto con Cerquetti, Red Ronnie ha gradualmente approfondito il suo interesse per il vegetarismo fino a diventare oggi una delle figure più importanti del vegetarismo in Italia. Ha acconsentito a trasmettere per ben 4 volte su una rete TV nazionale un video integrale della durata di 18’ sull’alimentazione vegetariana (Devour The Earth - presentato dalla Vegetarian Society inglese e a cui Paul McCartney ha dato la voce). Personalmente sono stato invitato dalla R.A.I. (Televisione nazionale italiana) a intervistare a Londra Paul McCartney sul vegetarismo per una trasmissione interamente dedicata all’alimentazione vegetariana. Sappiamo di molti personaggi illustri della storia che erano vegetariani, ma che sono diventati famosi per altri motivi e che, in quanto famosi, hanno potuto concedersi “l’eccentricità” di essere anche vegetariani. Oggi invece i personaggi noti del mondo della cultura e dello spettacolo danno rilievo alla loro scelta vegetariana (per es. Paul McCartney intervistato da Fabio Fazio ha cercato più volte di portare il discorso sull’alimentazione vegetariana).

Quando penso al problema dei diritti degli animali, io mi sento come si sentiva un antischiavista nel Sud dell’America 200 anni fa, quando pochissime persone cominciavano a rendersi conto dell’assurdità dello sfruttamento di altri esseri umani a fini di schiavitù. Queste persone si trovavano in un mondo completamente ostile alle loro idee, erano emarginate dalla propria famiglia e dalla società e trovavano grosse difficoltà a esprimere il proprio pensiero.

Molti protezionisti (che non amo in questo caso definire animalisti o liberazionisti), scelgono la lunga strada dei “piccoli passi”. Questi nuocciono alla battaglia per la liberazione degli animali. Per es. l’I.F.A.W (la più grande e potente associazione protezionistica mondiale) porta in giro un tir in cui mostra le immagini degli allevamenti intensivi per una campagna contro il trasporto degli animali, sostiene che non devono essere tenuti in spazi angusti, ma non dice che non devono essere mangiati. Quindi, come 200 anni fa non mi sarei trovato d’accordo con chi voleva che le catene degli schiavi negri fossero lunghe 1 metro invece di 50 cm, così oggi non posso condividere questa posizione. Le catene devono essere rotte e la libertà deve essere un diritto di coloro che hanno un colore della pelle diverso dal nostro, questa è l’unica conclusione a cui si può giungere: non ci sono vie intermedie.

Ed ecco dove, secondo me, questi congressi presentano una carenza, e cioè il fatto che non arrivano a conclusioni, se non al fatto che dei vegetariani hanno parlato ad altri vegetariani spiegando cose che molti di essi già conoscono, sostenendo che la dieta vegetariana - e su questo punto battiamo molto- è la migliore in assoluto. Ma, se le cose fossero poste in modo inverso e cioè se la dieta vegetariana facesse male, se la liberazione degli animali inquinasse, io, e spero anche voi, sarei ancora qui a dire che gli animali devono essere liberati. Credo che le opzioni che abbiamo sulla liberazione degli animali, fra queste il vegetarismo, sono quelle che usiamo di più, e quella che usiamo di meno è la motivazione etica, la scelta etica, che è quella che ti fa diventare vegetariano e ti fa restare vegetariano per tutta la vita. Se anche 1/3 dell’umanità fosse vegetariano, per gli animali non cambierebbe nulla: continuerebbero a essere torturati, uccisi, macellati e mangiati. Per cui, se noi vegetariani a questi congressi non poniamo la questione anche in termini politici, non ci prefiggiamo delle strategie, degli obiettivi da raggiungere, fra alcuni decenni saremo molti di più, ma per gli animali non-umani il problema sarà comunque lo stesso. Chiedo che i prossimi futuri congressi non siano soltanto un’esaltazione del vegetarismo sotto il profilo nutrizionale, non soltanto una valutazione dell’impatto che la scelta vegetariana ha sull’ambiente e su noi stessi e dell’impatto che ha viceversa la scelta carnivora, ma mi auguro che i prossimi congressi diventino anche dei congressi politici, in cui le varie associazioni pongano degli obiettivi e delle strategie per costringere i carnivori a diventare vegetariani.

- i testi e le traduzioni sono stati forniti dall'Associazione Vegetariana Italiana (AVI)