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Shelley ed il Vegetarianismo
Un breve studio dell'atteggiamento del poeta verso il vegetarianismo, a cura di Mihaela Mudure (Romania)
Español - IVU News - Issue 1-96 - English

Il vegetarianismo è una scelta importante nella vita di ognuno. Lo si può scegliere per ragioni etiche, mediche o religiose, o per l'insieme delle tre. Ci si dovrebbe anche convincere che il cibo è uno dei principali legami dell'uomo con l'ambiente naturale. Se si sceglie il cibo giusto, il corpo e la mente saranno più vicini alla natura e più sani. Le piante sono i soli organismi viventi che sintetizzano direttamente l'energia solare, e mangiando vegetali si assorbe l'energia solare nella sua forma più pura. Gli esempi di grandi personaggi che hanno sposato l'ideale vegetariano sono sempre stati istruttivi, tra essi c'è il poeta romantico inglese Percy Bysshe Shelley.

Nel 1812, tramite il figlio di William Godwin, Shelley incontrò John Frank Newton, l'autore di "The Return to Nature" (Il ritorno alla natura), opera che difendeva con forza la dieta vegetariana. Newton era una persona estremamente colta che aveva frequentato il Christ Church College di Oxford ed intendeva scrivere altri tre libri sul vegetarianismo. Gli Shelley furono influenzati dalle sue vedute vegetariane e le adottarono nel 1812. Più tardi ammisero che la loro salute era migliorata e che si sentivano molto meglio.

Shelley scrisse due articoli a difesa del vegetarianismo, entrambi molto interessanti in quanto il loro approccio è straordinariamente contemporaneo. In "A Vindication of Natural Diet" (Una giustificazione della dieta naturale), Shelley considera il mangiare carne come una conseguenza dell'espulsione dal paradiso terrestre descritta nel Vecchio Testamento, ed una prova che viviamo nel mondo "dopo la caduta". Descrive l'esempio di Prometeo che, avendo portato alla gente il fuoco per scopi culinari e avendo permesso così alle persone di consumare carne, fu punito ed ebbe il fegato perpetuamente divorato dagli avvoltoi.

Secondo Shelley, le persone dovrebbero cibarsi solo di ciò che viene prodotto nel proprio paese di nascita, poiché esse sono cresciute in quell'ambiente naturale e vi si sono adattate. Conseguentemente, il poeta sostiene che gli inglesi non debbano bere il vino di Francia, Portogallo o Spagna e che, per la stessa ragione, non si debbano usare spezie provenienti dall'India. Shelley era contrario a tutti i tipi di bevande forti perché esse non sono prodotte naturalmente: ."Non bevete altro che acqua restituita alla sua originale purezza dalla distillazione". Riguardo al cibo, consigliava: "Non assumete alcuna sostanza che abbia precedentemente avuto vita. Il vegetarianismo vi darà longevità. Evitare la carne non significa automortificazione, ed è a vantaggio sia vostro che dell'ambiente naturale di cui fate parte. Sarete ricompensati per questo.

Il secondo articolo di Shelley sul vegetarianismo è "On the Vegetable System of Diet" (Sul sistema dietetico vegetale). L'autore considera il mangiare cibo animale un'abitudine innaturale causa di malattie. Visto che non siamo dotati dei denti di cui invece sono provvisti gli animali predatori, è normale assumere che il cibo animale non debba essere mangiato dagli esseri umani. Dovremmo inoltre tenere presente che mangiare cibo animale significa torturare gli animali, che vengono torturati dagli uomini sia quando li uccidono che quando li allevano. Ciò sfortunatamente è molto attuale quando pensiamo ai sistemi odierni di allevamento in batteria.

Macellare gli animali è perverso. Forzarli a produrre più di quanto è naturale è malvagio. Forzarli all'esistenza è immorale. "Se l'uso del cibo animale fosse, di conseguenza, sovvertitore della pace della società umana, quanto sarebbero imperdonabili l'ingiustizia e la barbarie esercitate verso queste povere vittime. Esse sono chiamate dall'artificio umano ad un'esistenza che può essere una breve e miserabile esistenza in schiavitù e malattia, in cui i loro corpi possono essere mutilati ed i loro sentimenti sociali oltraggiati. Sarebbe molto meglio che un essere senziente non dovesse mai esistere, piuttosto che debba esistere solo per resistere ad un'assoluta miseria."

Il consiglio di Shelley è di avere semplici abitudini culinarie perché, dopo o prima di un pasto semplice, l'essere umano può affrontare meglio l'esercizio fisico.

Il grande poeta romantico difende il vegetarianismo in un modo molto convincente ed attuale. Da questo punto di vista egli avrebbe potuto appartenere al nostro tempo, oppure noi avremmo potuto essere suoi contemporanei.

La sola conclusione che si può trarre è: seguiamo l'esempio di Shelley e condividiamone il modo di vedere.

Traduzione Italiana di Franco Tedaldi

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