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L'Origine e il significato della violenza
IVU News - Numero 3 - 1998
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Secondo un proverbio russo è più facile distruggere che creare. Se è vero che ogni vita necessita di cura e protezione, è altrettanto vero che può essere distrutta e cancellata in un istante. E' forse per mancanza di sufficiente conoscenza in questo campo che gli uomini di scienza, stranamente, non sembrano in grado di cogliere, prevedere e adottare, le soluzioni necessarie per prevenire la violenza su larga scala.

Il primo passo nello studio attento del processo di uccisione è l’identificazione degli ‘oggetti’ o vittime - definiti ‘bersagli’ dal Professor R. Baenninger (Temple University USA, 1991). Così facendo, è possibile compilare una lista interminabile di vittime quotidiane per mano di gente comune, come gli insetti, i pesci, gli uccelli e gli altri animali.

E poiché tra questi esseri viventi e gli esseri umani esistono analogie a livello anatomico, fisiologico comportamentale, l’uomo, secondo il suo sviluppo evolutivo, potrebbe essere visto o come assassino o come mandante.

Per superare la barriera dell’analisi a posteriori e comprendere meglio l’origine degli animali, è opportuno analizzare a fondo sia i fattori che impediscono, sia quelli che favoriscono il passaggio dall’uccisione di animali all’uccisione di essere umani. A tal fine, occorre prendere in esame i seguenti punti.

gogna
Morte per lapidazione di un condannato alla gogna da una folla assetata di sangue.
corrida
Il toro: vittima torturata del sanguinoso rituale della corrida

  1. I genitori tendono a incoraggiare i loro bambini ad acquisire uno schema comportamentale di abituale aggressività.
  2. Quanti crescono come assassini, con una specifica ideologia e competenza, possono, in determinate circostanze ben descritte da criminologi, sociologi e psicologi, infliggere il loro atto abituale, ai danni di una vittima che non si serve abitualmente della violenza, per esempio il loro prossimo.
  3. L’azione individuale di un maniaco o il comportamento collettivo di bande di strada o di militaristi è scatenata e determinata da una serie di circostanze.
Quello qui di seguito proposto, è il tipico modello comportamentale per una simile aggressione:
  1. Il primo passo consiste nell’isolamento e nella restrizione da parte di un uomo delle caratteristiche delle sue vittime a una unica - scelta tra alcune - ad esempio, la cattiveria, il colore della pelle, la sporcizia, la pericolosità e così via. Oppure, egli può focalizzare la propria attenzione sui propri sentimenti di rabbia, cupidigia, odio, desiderio, sadismo ecc., restringendo in questo modo la propria visione delle caratteristiche della sua vittima per giustificare le sue motivazioni personali: “Mi infastidisce”, “Posso approfittarmene” - si tratta di un fenomeno paragonabile a guardare la vittima attraverso il mirino di una pistola.
  2. Il secondo passo passo potrebbe essere il ricordo di precedenti vittime (spesso animali) e l’imprecazione contro qualche simbolo immaginario.
  3. Infine, egli tenterà di uccidere, aiuterà a uccidere, o ordinerà di uccidere nel modo in cui è solito farlo.
In alternativa allo schema comportamentale sopra descritto e definito come “l’alienazione dell’amico”, anche un perfetto sconosciuto potrebbe diventare una vittima da sfruttare o uccidere.

Gli uomini fanno agli animali ciò che sono capaci di fare ai propri simili: gli allevamenti di bestiame e i macelli sono il prototipo dei campi di concentramento così come c’è analogia tra l’uso degli insetticidi e le armi chimiche, e via dicendo. Inoltre, spesso il disprezzo verso certe persone si esprime tramite metafore zoomorfe come testimoniano insulti come ‘Pidocchioso’, ‘Maiale’, ‘Cane’, ‘Verme’ e via dicendo.

In ambito militare, per spronare gli uomini all’attacco e all’aggressione è frequente l’uso di accessori con immagini di animali predatori, presenti per esempio nei vari emblemi e nelle insegne di stato di forze militari o anche la scelta di nomi per le armi, come l’aero “Eagle”, aquila, e così via.

Questa serie di riflessioni mostra l’esistenza di un legame e di un passaggio dall’atto di uccidere un essere non umano all’atto di togliere la vita un essere umano. Le considerazioni potrebbero essere ulteriormente arricchite da molte altre opinioni e da argomenti correlati, riguardanti l’impatto e l’influenza dell’atto di uccidere sulla personalità e sul carattere di un uomo e potrebbero anche consentirci di comprendere e spiegare molti aspetti del terrorismo, del totalitarismo e del modo in cui sono organizzati gli eserciti. Infine, esse potrebbero anche gettare luce sulla causa scatenante della criminalità, del suicidio, della paura, della depressioni e degli altri problemi dell’uomo.

Sarei felice di collaborare con chiunque fosse interessato all’argomento.

Tesi proposta da S. Mordynsky, adattata dal curatore.

[St. Petersburg Vegetarian Society, box 37, 191011 St. Petersburg, Russia. E-mail: Natalia Tsobkallo lag@infopro.spb.su ]

Traduzione Italiana di Monica Mainardi


IVU News accoglie con piacere le collaborazioni.
Il materiale pubblicato non riflette necessariamente le opinioni del curatore o le linee di condotta dell' International Vegetarian Union.