International Vegetarian Union
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Essere vegetariani e altri valori familiari

di Anthony Weston e Amy Halberstadt
From the Triangle Vegetarian Society - English

La maggior parte dei genitori vegetariani hanno un'idea delle difficoltà di allevare bambini vegetariani. I bambini sono sensibili alle pressioni esercitate dalla società, vogliono essere come gli altri e non sempre hanno la possibilità di scegliere o il coraggio di "crearsi delle scelte" in situazioni in cui si presume che mangino carne.

D'altra parte, per lo meno nella nostra esperienza, l'impresa è stata meno scoraggiante di quanto ci aspettassimo (speriamo che questo rassicuri i membri della Triangle Vegetarian Society con figli piccoli!). Alcuni dei nostri amici sono vegetariani, ma anche quelli che non lo sono dimostrano grande premura quando mangiamo a casa loro. A scuola (la Raleigh Preschool e la Raleigh School for Children), i genitori che preparano le merende sono anch'essi molto attenti; dopo tre anni, ora le merende di gruppo non comprendono più carne, ad eccezione di qualche dessert a base di gelatina, che attribuiamo alla generale ignoranza del fatto che la maggior parte della gelatina è di origine animale. Più che pressioni da parte degli altri bambini, la reazione più comune è la curiosità.

Ci assicuriamo di parlare sempre prima con gli insegnanti. Alcune delle questioni che sorgono sono delicate e devono essere ponderate attentamente, ma creano anche delle interessanti opportunità educative. Quando viene loro chiesto "perchè siete vegetariani?", ad esempio, insegnamo ai nostri figli a rispondere con rispetto e in modo da non creare un'atmosfera di scontro o mettere l'intorlocutore sulla difensiva, ma cerchiamo anche (e suggeriamo agli insegnanti dei nostri figli di fare lo stesso) di insegnare loro a girare la domanda, chiedendo a loro volta "perchè mangiate gli animali?". Si tende a fare solo quelle domande che sottolineano la differenza e si dimentica di considerare la domanda dal punto di vista dell'interlocutore.

Probabilmente anche il fatto di non avere la televisione aiuta. Secondo noi i genitori che vogliono crescere i prorpri figli seguendo modalità che si discostano dalla corrente culturale tradizionale farebbero bene ad evitare la televisione, il più potente di tutti gli strumenti di condizionamento culturale, o minimo comune denominatore. Per non parlare di tutti gli altri effetti negativi della TV: la violenza, il mercantilismo esasperato, la passività dello spettatore e la perdita di tempo. La mancanza della televisione nella vita dei nostri figli è anche, finora, un problema molto minore di quanto avevano pronosticato i preoccupati nonni. L'energia e l'inventiva di un bambino lo fanno apprezzare dagli amici al di là del fatto di sapere chi sono Grover, la Barbie o le Tartarughe Ninja.

A proposito della Barbie, la nostra maggiore difficoltà consiste nell'allevare dei bambini meno afflitti e meno limitati dagli stereotipi sessisti. Vogliamo che le nostre figlie sentano che il mondo intero è loro aperto, e non solo i tradizionali ruoli femminili delle bambine di razza bianca.

In quest'ottica, per esempio, "riscriviamo" quasi tutti i nostri libri includendo più personaggi femminili, descrivendoli in modo più positivo, e includendo le figure paterne nella vita domestica. Spesso questo non è per niente difficile: una parola o due qua e là… e questo a sua volta aiuta anche noi a chiarire il nostro pensiero. Quasi tutti i peluches di casa vengono chiamati al femminile, specialmente i leoni e gli orsi, è un piccolo gesto per controbilanciare la generale mascolinizzazione di quasi tutti i giocattoli e i personaggi delle storie nella nostra cultura.

Anche il linguaggio a casa nostra è diverso. Tanto per cominciare, usiamo "lei" come pronome d'elezione. Gli animali e gli insetti tendono a essere delle "lei", come anche gli umani nei libri (fintanto che non esibiscono baffi o barba). Non usiamo inoltre parole che distinguono in base al sesso, a meno che questo sia importante. Come molti altri, ad esempio, chiamiamo le rispettive figure professionali vigili del fuoco, spazzini, ecc. (non applicabile all'italiano, n.d.t.). Ma, e questo costituisce una notevole differenza, non ci riferiamo a una persona chiamandola signore o signora, bambino o bambina. Le nostre associazioni professionali (la American Psychological Association e la American Philosophical Association) descrivono tale linguaggio come sessista perchè fa una distinzione quando non è necessario. Nessuno si riferisce più a una persona chiamandola "quel nero" o "quel bianco". Allora perchè descriviamo continuamente gli altri come "quella signora al supermercato" o "quel signore laggiù" o chiamiamo i bambini "maschi e femmine" quando è irrilevante nel contesto della situazione? Facendo così decine o centinaia di volte al giorno trasmettiamo ai bambini il messaggio che il genere è l'aspetto più importante della loro identità e di quella degli altri. É in questo modo che i bambini imparano a categorizzare chi sono, chi sono gli altri e se determinate attività fanno per loro o meno.

In questo modo il genere diventa inoltre il primo di una serie di altre distinzioni. Già ora nostra figlia, che frequenta la prima elementare, torna a casa chiedendo perchè alcune persone fanno affermazioni tipo "I maschi sono più forti e le femmine sono più intelligenti". Questo non lo sente dagli insegnanti, ma dai compagni di classe, che assorbono questo atteggiamento dalla cultura in cui sono immersi e forse anche dai genitori, che tendono a considerarlo naturale, inevitabile e forse addirittura grazioso. Come conseguenza, le bambine tendono a segregarsi sempre più in gruppi di sole femmine e i bambini in gruppi di soli maschi, facendo attività differenti. In questo modo entrambi i gruppi perdono, d'un sol colpo, metà del vasto mondo delle possibilità umane.

Come vegetariani noi viviamo al di fuori del sistema carnivoro della nostra cultura; come fautori dell'egualitarismo cerchiamo anche di vivere al di fuori del sistema basato sul genere (e sulla razza). È difficile, ma come sanno bene i vegetariani, una posizione al di fuori della corrente tradizionale può anche essere molto rivelatrice. È più facile vedere quanto di quello che viene dato per scontato è in realtà superfluo, limitante e semplicemente deleterio per tutti. I nostri figli almeno imparano che esistono altre modalità di essere; può darsi che finiranno per essere più sessisti di quanto speriamo, può darsi che finiranno per mangiare carne, ma almeno queste saranno scelte loro e sapranno che esistono alternative, che la strada percorsa dalla massa non è l'unica strada. Alla fin fine, forse questa è la cosa migliore che noi, come genitori, possiamo fare.

Anthony e Amy consigliano la lettura di Beyond Guns and Dolls: 101 Ways to Help Children Avoid Gender Bias di Susan Hoy Crawford. Costa $10.95; loro ne sono rimasti così entusiasti che ne hanno comprato molte copie e le vendono, rimettendoci, a $8. Potete chiamarli (781-2132) per ulteriori informazioni.

Traduzione italiana a cura di Jessica Boveri